Utilizzo nell’ambito di un percorso di investimento
Il settore non quotato consente di analizzare le imprese e le forme di finanziamento accessibili al di fuori dei mercati azionari. La sua analisi comporta la necessità di distinguere il rischio economico dell’attività, le condizioni di uscita e le caratteristiche dello strumento utilizzato.
La diversificazione si valuta in particolare per società, settore, area geografica, strategia e Vintage. Diversi fondi possono detenere partecipazioni simili: moltiplicare gli strumenti di investimento non è quindi sufficiente per diversificare i rischi.
Investire comporta il rischio di perdita di capitale. I rendimenti passati non sono indicativi dei rendimenti futuri.
Come funziona un investimento non quotato?
Un'esposizione al capitale o al debito
Nel settore del capitale di investimento, o Private Equity, l’investitore detiene, direttamente o indirettamente, una quota del capitale di una società non quotata. Partecipa alla sua evoluzione economica e si assume il rischio di deprezzamento delle proprie azioni, fino alla loro totale perdita.
Nel debito privato, l’investitore finanzia un’impresa tramite un prestito o un titolo di credito. Gli interessi e il rimborso dipendono dalla capacità del mutuatario di onorare i propri impegni. L’ordine di priorità nel rimborso, le garanzie e le clausole contrattuali influenzano il rischio, senza però eliminarlo.
Il mercato non quotato non si limita alle start-up. Riguarda anche società consolidate, gruppi a conduzione familiare o aziende ritirate dalla Borsa.
Una partecipazione diretta o tramite un fondo
La detenzione diretta espone l'investitore alle caratteristiche di un'impresa e ai diritti connessi ai suoi titoli. Un fondo raggruppa diversi investimenti, ma comporta anche costi, regole di funzionamento e un rischio legato alle decisioni del gestore.
In alcuni fondi chiusi, il capitale sottoscritto viene richiamato gradualmente. Una sottoscrizione ipotetica di 100.000 €, con una prima richiesta di versamento pari al 20%, comporta un versamento iniziale di 20.000 €. I restanti 80.000 € possono poi essere richiamati secondo le modalità previste dal contratto.
Occorre quindi distinguere il capitale impegnato, che l’investitore si è contrattualmente impegnato a versare, dal capitale richiesto, il cui versamento è stato richiesto.
Un valore stimato, distinto dal prezzo di cessione
Il valore di una partecipazione può essere stimato sulla base di operazioni comparabili, di multipli finanziari o di flussi di cassa attualizzati. Tali metodi si basano su ipotesi relative ai risultati, all’indebitamento e alle condizioni di mercato.
Prendiamo ad esempio un’azienda fittizia il cui EBITDA, un indicatore del risultato operativo al lordo di interessi, imposte, svalutazioni e ammortamenti, ammonta a 10 milioni di euro. Un multiplo ipotetico pari a 8 volte l’EBITDA porta al seguente calcolo:
Valore aziendale: 10 milioni × 8 = 80 milioni di euro.
Con un debito finanziario netto di 30 milioni di euro, il valore del patrimonio netto ammonta a:
Valore del patrimonio netto: 80 milioni − 30 milioni = 50 milioni di euro.
Tale stima è soggetta a eventuali ulteriori adeguamenti e alle condizioni specifiche di ciascuna categoria di titoli. Non garantisce che un acquirente accetti tale prezzo.
L’AMF sottolinea che la valutazione dei titoli non quotati detenuti da un fondo può differire dal prezzo ottenuto al momento della loro cessione.
Una liquidità che dipende dalle possibilità di uscita
La cessione di titoli non quotati richiede di trovare un acquirente e di rispettare le restrizioni applicabili, in particolare le clausole di autorizzazione o di prelazione. Una vendita a un operatore industriale, un’operazione secondaria o una quotazione in Borsa possono consentire un’uscita, senza che vi siano scadenze o prezzi garantiti.
L’AMF ricorda che l’assenza di un mercato organizzato complica la rivendita delle azioni non quotate. Un venditore che ha fretta potrebbe essere costretto ad accettare un prezzo inferiore a quello che sperava.
Esempio: tre possibili esiti per un investimento di 10.000 €
Per i titoli interamente pagati, senza leva finanziaria né impegni aggiuntivi, tre scenari ipotetici illustrano il rischio:
- Cessione a 13.000 €: guadagno di 3.000 €, pari al +30% del capitale iniziale.
- Cessione a 7.000 €: perdita di 3.000 €, pari al −30% del capitale iniziale.
- Valore azzerato: perdita di 10.000 €, pari all’intero capitale investito.
Questi calcoli non tengono conto delle commissioni, delle imposte, delle distribuzioni intermedie e dell’inflazione. Non tengono conto della durata di detenzione e non rappresentano quindi rendimenti annualizzati. A questi scenari non è associata alcuna probabilità.
Alcuni cenni storici sul mercato non quotato
Prima dei mercati azionari: il finanziamento privato delle imprese
Il finanziamento da parte di soci e finanziatori privati è antecedente ai moderni mercati azionari. Il mercato non quotato non rappresenta quindi un’invenzione a sé stante: il termine raggruppa strumenti che hanno in comune l’assenza di negoziazione in Borsa.
1994: istituzione del Fondo europeo per gli investimenti
La creazione del Fondo europeo per gli investimenti, nel 1994, rappresenta una pietra miliare istituzionale a livello europeo. La sua attività mira a facilitare il finanziamento delle imprese, in particolare attraverso fondi e istituti finanziari.
2018: Spotify segna il passaggio alla quotazione in borsa
La quotazione diretta di Spotify dimostra come un’azienda finora non quotata in borsa possa accedere al mercato azionario. Questo passaggio modifica le modalità di negoziazione dei titoli, senza eliminare il rischio di perdita per i loro detentori.
Termini relativi al mercato non quotato
- Capitale di rischio: investimento nel capitale di società non quotate.
- Capitale di rischio : finanziamento tramite capitale proprio di start-up che presentano, in particolare, un elevato rischio di fallimento.
- Debito privato: finanziamento tramite prestiti negoziati al di fuori dei mercati obbligazionari pubblici.
- Illiquidità: difficoltà a cedere rapidamente un’attività a un prezzo accettabile.
- Valore patrimoniale netto: valore netto delle attività di un fondo rapportato alle sue quote, secondo le sue regole di valutazione.
- Mercato secondario: operazioni relative a titoli o quote già emessi, senza la garanzia di trovare un acquirente.
- capital call : richiesta di versamento di una parte del capitale impegnato.
Domande frequenti sul mercato non quotato
Qual è la differenza tra “non quotato” e “Private Equity”?
Il settore non quotato è un ambito più ampio rispetto al private equity. Il private equity riguarda il capitale delle società non quotate, mentre il settore non quotato comprende anche altri strumenti, in particolare il debito privato.
È possibile rivendere un investimento non quotato in qualsiasi momento?
No. La rivendita dipende dalla disponibilità di un acquirente, dalle restrizioni contrattuali e dalle norme relative al veicolo. Può richiedere molto tempo, comportare una riduzione del prezzo o risultare impossibile per un periodo prolungato.
Gli strumenti non quotati sono meno rischiosi perché il loro valore oscilla meno spesso?
No. Una frequenza di valutazione ridotta non elimina né il rischio di perdita né il rischio di liquidità. Le stime possono differire dal prezzo effettivamente ottenuto al momento della cessione. Una minore fluttuazione registrata non è quindi sufficiente a dimostrare un rischio economico inferiore.
Investire comporta il rischio di perdita di capitale. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Gli investimenti non quotati presentano, in particolare, rischi di illiquidità, di valutazione e di insolvenza delle società finanziate. Il capitale e le distribuzioni non sono garantiti. Il presente contenuto ha esclusivamente scopo didattico e informativo e non costituisce né una consulenza personalizzata in materia di investimenti né una raccomandazione di acquisto o di vendita.




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