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Capire il private equity

Quali rendimenti ci si può aspettare dal private equity nel lungo periodo?

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Salma Moumen
Salma Moumen
Unicorno, simbolo delle start-up in forte crescita finanziate dal private equity
Secondo France Invest, il private equity francese ha storicamente generato un tasso di rendimento interno (TIR) netto medio del 13,3% all’anno su un periodo di dieci anni.
Private equity: come analizzare il rapporto rendimento/rischio?
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A titolo di confronto, il CAC 40 ha registrato una performance annualizzata compresa tra il 7% e l’8% circa in un periodo analogo. Questi dati spiegano perché gli investitori istituzionali, dai fondi pensione ai fondi sovrani, abbiano progressivamente rafforzato la loro esposizione ai mercati privati nel corso degli ultimi due decenni.

Tuttavia, quale rendimento ci si può realmente aspettare dal Private Equity? La risposta è più complessa di una semplice cifra. I rendimenti osservati dipendono da numerosi fattori: la strategia di investimento, la qualità dei gestori, Vintage , il contesto economico o ancora la durata della detenzione. Soprattutto, i rendimenti passati non consentono mai di prevedere quelli futuri.

Questo articolo analizza i dati storici pubblicati da France Invest, Cambridge Associates, McKinsey e altri operatori di riferimento per comprendere cosa rivelano le performance del private equity nel lungo periodo. Spiega inoltre perché questa classe di attività occupi oggi un posto strategico nelle allocazioni degli investitori istituzionali e quali siano i principali fattori che influenzano i rendimenti osservati.

Importante

I dati riportati nel presente articolo sono esclusivamente storici e forniti a scopo didattico. Non costituiscono né una garanzia né una previsione dei rendimenti futuri. Qualsiasi investimento nel Private Equity comporta, in particolare, un rischio di perdita di capitale e un rischio di illiquidità.

Quale rendimento ci si può aspettare dal private equity?

I dati storici dimostrano che alcune strategie di private equity hanno generato tassi TIR compresi tra il 10% e il 15% all’anno su un lungo periodo, con livelli talvolta superiori per i fondi del primo quartile secondo Cambridge Associates, France Invest e Pitchbook. Tuttavia, tali rendimenti variano notevolmente a seconda delle strategie, dei gestori, delle annate di investimento e delle condizioni di mercato. Essi non costituiscono una garanzia di rendimenti futuri.

Differenze di rendimento tra quartili per Vintage private equity

Da ricordare

Il rendimento del private equity si misura su un orizzonte di lungo periodo, generalmente compreso tra otto e dodici anni. Dipende meno dalle fluttuazioni giornaliere dei mercati che dalla capacità delle società di gestione di creare valore all’interno delle imprese che accompagnano.

Perché la questione del rendimento è fondamentale nel settore del private equity?

Quando un investitore intende destinare una parte del proprio patrimonio al private equity, la prima domanda che sorge spontanea riguarda naturalmente il rendimento potenziale. Tuttavia, a differenza degli asset quotati, la performance non può essere analizzata indipendentemente dalla durata dell’investimento, dalla liquidità e dalla strategia adottata.

Il private equity consiste nel finanziare società non quotate in borsa con l'obiettivo di creare valore a lungo termine. I capitali vengono generalmente immobilizzati per un periodo compreso tra gli otto e i dodici anni, durante il quale le società di gestione accompagnano la crescita delle imprese prima della loro cessione. Questa tempistica spiega perché gli indicatori di performance differiscono da quelli utilizzati sui mercati quotati.

Gli investitori istituzionali non cercano quindi solo un rendimento elevato. Valutano anche la capacità del private equity di diversificare un portafoglio, di accedere a società non quotate e di generare fattori di creazione di valore meno dipendenti dalle fluttuazioni giornaliere dei mercati finanziari.

Pedoni che attraversano un incrocio, illustrazione della diversificazione degli investimenti

Una classe di attività pensata per creare valore nel tempo

Il private equity si basa su una logica industriale più che finanziaria. Dopo l’acquisizione di un’azienda, le società di gestione affiancano i dirigenti per accelerarne la crescita, rafforzare la governance, finanziare acquisizioni o migliorare l’efficienza operativa. La creazione di valore deriva quindi principalmente dalla progressiva trasformazione dell’azienda piuttosto che dall’andamento dei mercati.

Questo approccio spiega perché la durata media di detenzione di una partecipazione è spesso compresa tra i quattro e i sette anni, mentre la durata di vita di un fondo raggiunge generalmente i dieci anni, con possibili proroghe a seconda delle condizioni di mercato.

Aspettative diverse rispetto a quelle dei mercati quotati

A differenza degli investitori in azioni quotate, gli investitori nel private equity non seguono quotidianamente l'andamento del valore dei propri investimenti. Le società vengono valutate periodicamente, secondo metodologie riconosciute, e non in modo continuo come sui mercati finanziari.

Questa specificità modifica la percezione del rischio e della performance. Gli investitori istituzionali privilegiano un’analisi basata sulla creazione di valore a lungo termine piuttosto che sulle fluttuazioni a breve termine. Questo approccio contribuisce a spiegare perché il Private Equity occupi oggi un posto sempre più importante nelle allocazioni strategiche di numerosi fondi pensione, compagnie assicurative e fondi sovrani.

Cosa evidenziano i rendimenti storici del private equity?

Le performance storiche del private equity vengono regolarmente analizzate da organismi di riferimento quali France Invest, Cambridge Associates, MSCI Private Capital, Bain & Company e McKinsey & Company. Nonostante le metodologie possano variare, i loro studi convergono su una constatazione: alcune strategie di private equity hanno storicamente generato rendimenti annualizzati superiori a quelli di numerose classi di attività tradizionali su orizzonti di investimento di lungo periodo.

Questa osservazione spiega in parte perché, dall’inizio degli anni 2000, gli investitori istituzionali abbiano progressivamente aumentato la loro allocazione nei mercati privati. Ciò non significa tuttavia che il private equity ottenga sistematicamente rendimenti superiori rispetto ai mercati quotati. I rendimenti osservati dipendono in particolare dalla strategia di investimento, dal gestore del fondo, dal Vintage dal contesto economico.

I risultati osservati nell'arco di vent'anni

In Francia, France Invest indica che il private equity ha storicamente generato un TIR medio del 13,3% all’anno su un periodo di vent’anni. A livello internazionale, Cambridge Associates osserva inoltre che i fondi statunitensi di buyout hanno storicamente registrato rendimenti annualizzati superiori a quelli di diversi importanti indici azionari su periodi comparabili.

Questi risultati riflettono una creazione di valore costruita nel tempo grazie allo sviluppo delle imprese finanziate, piuttosto che alle sole evoluzioni dei mercati finanziari.

Rendimento del private equity nel lungo periodo

Classe di attività Rendimento storico annualizzato* Horizon
Private equity francese (France Invest) 13,3 % 20 anni
Acquisizione da parte di un fondo statunitense (Cambridge Associates) Rendimento superiore alla media storica rispetto a diversi importanti indici azionari 20 anni
CAC 40 (ordine di grandezza) dal 7 all'8 % A lungo termine
Azioni globali (MSCI World) Varia a seconda dei periodi A lungo termine

I rendimenti riportati corrispondono ai dati storici pubblicati dagli organismi citati. Essi non costituiscono né una garanzia né una previsione dei rendimenti futuri.

Questi confronti consentono di valutare il potenziale storico del private equity, ricordando al contempo che i mercati privati e quelli quotati si basano su meccanismi di valutazione diversi. Le società non quotate non sono soggette a quotazioni giornaliere e le performance vengono valutate su orizzonti di investimento più lunghi.

I rendimenti variano notevolmente a seconda delle strategie di private equity

Il Private Equity comprende diversi segmenti di mercato che presentano profili di rendimento distinti. Parlare del rendimento del capitale di investimento come di un dato unico sarebbe quindi riduttivo.

I fondi di buyout, che investono in aziende consolidate per accelerarne lo sviluppo, hanno storicamente rappresentato il segmento più importante del mercato e hanno registrato solide performance nel lungo periodo.

Al contrario, il venture capital, dedicato al finanziamento di giovani imprese innovative, presenta una dispersione molto più elevata. Alcuni investimenti possono generare multipli di valutazione significativi, mentre altri possono comportare la perdita totale del capitale investito.

Tra questi due approcci, le strategie di Growth Equity, di mercato secondario o ancora di infrastrutture private rispondono a obiettivi diversi, con orizzonti di detenzione, profili di rischio e fattori di creazione di valore specifici.

Questa diversità spiega perché gli investitori istituzionali tendono a costruire portafogli diversificati, ripartiti tra diverse strategie, diverse aree geografiche e diversi orizzonti temporali di investimento.

Perché i rendimenti storici devono essere interpretati con cautela?

I rendimenti storici costituiscono un indicatore utile per analizzare una classe di attività, ma non possono essere interpretati senza tener conto del contesto in cui si inseriscono.

In primo luogo, le società non quotate vengono valutate periodicamente secondo standard professionali riconosciuti, a differenza delle azioni quotate, il cui prezzo varia costantemente. Questa differenza riduce la volatilità apparente dei portafogli senza eliminare il rischio economico sottostante.

In secondo luogo, gli indicatori di performance possono variare da uno studio all’altro. Alcune pubblicazioni presentano TIR netti, altre i TIR , i multipli del capitale investito (MOIC) o ancora indici proprietari. Anche le commissioni, le valute, gli universi di investimento e i periodi analizzati possono influenzare i risultati.

Infine, il Private Equity è caratterizzato da una forte dispersione dei rendimenti tra i gestori. I dati pubblicati da Preqin e Cambridge Associates mostrano che i fondi del primo quartile hanno storicamente ottenuto risultati nettamente superiori a quelli dei fondi meno performanti. Tale dispersione è significativamente più elevata rispetto ai mercati quotati e sottolinea l'importanza della selezione dei team di gestione.

Da ricordare

I dati storici dimostrano che alcune strategie di private equity hanno generato rendimenti interessanti nel lungo periodo. Tuttavia, tali risultati dipendono da numerosi fattori, tra cui la strategia adottata, il gestore del fondo , Vintage e le condizioni di mercato. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

Perché il private equity ha storicamente generato rendimenti elevati?

I rendimenti storici del private equity non dipendono da un unico fattore. Sono il risultato di diversi meccanismi propri del capitale di investimento, che lo distinguono dai mercati quotati. Gli studi pubblicati da McKinsey, Bain & Company e Cambridge Associates evidenziano regolarmente specifici fattori di creazione di valore, basati sull’accompagnamento delle imprese, su un orizzonte di investimento a lungo termine e sul coinvolgimento attivo delle società di gestione.

È tuttavia importante ricordare che tali meccanismi hanno storicamente contribuito ai risultati osservati, senza tuttavia garantire che produrranno gli stessi effetti in futuro.

Salvadanaio che illustra il risparmio e la preparazione di un investimento a lungo termine

Il premio di illiquidità

Una delle caratteristiche principali del private equity è la sua illiquidità. A differenza delle azioni quotate, che possono essere acquistate o rivendute quotidianamente sui mercati finanziari, un investimento in private equity comporta generalmente un impegno pluriennale.

Questo immobilizzo di capitale è spesso associato a ciò che gli economisti definiscono “premio di illiquidità”. Accettando di rinunciare alla liquidità immediata, gli investitori possono sperare di essere remunerati per tale vincolo. Questo premio costituisce uno dei motori teorici delle performance storiche del Private Equity.

Tuttavia, non costituisce una remunerazione automatica. La sua entità dipende in particolare dalla qualità degli attivi detenuti, dalla strategia di investimento e dalla capacità dei gestori di creare valore nel lungo periodo.

La creazione di valore operativo al centro del modello

A differenza di un azionista quotato in borsa, che di solito mantiene un ruolo passivo, i fondi di private equity affiancano attivamente le aziende in cui investono.

I team di gestione collaborano a stretto contatto con i dirigenti per migliorare le prestazioni operative, accelerare la crescita, finanziare acquisizioni strategiche o rafforzare la governance. Questo coinvolgimento diretto costituisce una delle principali differenze tra il private equity e i mercati quotati.

Secondo il Global Private Equity Report pubblicato da Bain & Company, una parte significativa della creazione di valore delle operazioni di buyout deriva storicamente dal miglioramento delle performance operative delle imprese, più che dalla sola evoluzione dei multipli di valutazione.

Questo approccio a lungo termine consente alle società di gestione di attuare trasformazioni talvolta difficili da realizzare in un contesto soggetto ai vincoli dei risultati trimestrali.

Accedere ad aziende che rimangono private più a lungo

Il mondo delle società non quotate in borsa si è notevolmente ampliato negli ultimi due decenni.

Oggi molte società scelgono di rimanere private più a lungo per finanziare la propria crescita senza dover sottostare alle esigenze dei mercati azionari. Una parte significativa della creazione di valore avviene quindi prima di un’eventuale quotazione in borsa, o addirittura senza che si preveda alcuna quotazione.

Il Private Equity consente agli investitori di accedere a questo universo di imprese che rimane in gran parte inaccessibile attraverso i mercati quotati. Questa esposizione costituisce uno dei principali argomenti addotti dagli investitori istituzionali quando rafforzano la loro allocazione nei mercati privati.

Un allineamento di interessi tra investitori e gestori

Il funzionamento del Private Equity si basa generalmente su una forte convergenza di interessi tra le società di gestione e i loro investitori.

I team di investimento investono spesso una parte del proprio capitale nei fondi che gestiscono. La loro retribuzione variabile dipende inoltre, a determinate condizioni, dalla performance degli investimenti realizzati nel lungo termine.

Questo orientamento favorisce un approccio incentrato sulla creazione di valore sostenibile piuttosto che sulla ricerca di risultati a breve termine. Tuttavia, non costituisce una garanzia di rendimento e non elimina i rischi connessi a qualsiasi investimento in private equity.

I cinque principali fattori storici che determinano la performance

Le analisi settoriali evidenziano cinque fattori che hanno storicamente contribuito alle performance del Private Equity:

  1. La creazione di valore operativo, grazie al sostegno attivo alle imprese.
  2. Il premio di illiquidità, legato all'immobilizzazione del capitale per diversi anni.
  3. L'accesso a società non quotate, spesso prima delle principali fasi di creazione di valore.
  4. L'allineamento degli interessi tra investitori, dirigenti e società di gestione.
  5. Una visione a lungo termine, che consente alle imprese di crescere indipendentemente dalle fluttuazioni quotidiane dei mercati.

Da ricordare

I rendimenti storici del Private Equity derivano da una serie di fattori complementari. Essi si basano tanto sulla capacità dei gestori di affiancare le imprese quanto sulle caratteristiche specifiche dei mercati privati, quali l’orizzonte di investimento a lungo termine o l’illiquidità. Nessuno di questi fattori garantisce, di per sé, un determinato livello di rendimento futuro.

Perché due investitori nel settore del private equity possono ottenere risultati molto diversi?

Il private equity viene spesso presentato come una classe di attività che offre rendimenti elevati nel lungo periodo. Tuttavia, non tutti gli investitori ottengono gli stessi risultati. A differenza dei mercati quotati, dove i rendimenti tendono ad allinearsi a quelli dei principali indici, il private equity è caratterizzato da una forte dispersione dei rendimenti tra i vari fondi.

Gli studi condotti da Cambridge Associates e Preqin dimostrano che il divario tra i fondi con le migliori performance e quelli con le peggiori può essere particolarmente significativo: all’interno di uno stesso Vintage registrare uno scarto medio di circa 1.400 punti base tra i fondi del primo e dell’ultimo quartile. Questa eterogeneità spiega perché la selezione dei gestori rappresenti uno dei principali fattori che determinano la performance di un portafoglio di private equity.

Selezione dei gestori: una scelta determinante nel Private Equity

La qualità dei gestori rappresenta un fattore determinante

La performance di un fondo di private equity dipende innanzitutto dai team che lo gestiscono.

I migliori gestori dispongono generalmente di una profonda competenza settoriale, di una rete che consente loro di accedere a opportunità di investimento interessanti e di una comprovata capacità di affiancare i dirigenti nello sviluppo della loro impresa. Il loro ruolo va ben oltre il semplice apporto di capitali, contribuendo alla strategia, alla governance e alla creazione di valore operativo.

Al contrario, un fondo che beneficia di un contesto di mercato favorevole non genererà necessariamente buoni risultati se la selezione delle società o il loro accompagnamento si rivelassero insufficienti.

Questa dispersione spiega perché gli investitori istituzionali dedicano notevoli risorse all'analisi delle società di gestione prima di affidare loro i propri capitali.

Il Vintage influisce sui rendimenti

Nel settore del private equity, l'anno di lancio di un fondo, denominato Vintage, riveste un ruolo importante per le rendite future.

Ogni Vintage in un contesto economico diverso. Le valutazioni delle società, le condizioni di finanziamento, i tassi di interesse e il livello di concorrenza tra gli investitori variano nel corso dei cicli economici.

Un fondo lanciato dopo un periodo di correzione dei mercati non investirà generalmente alle stesse condizioni di un fondo costituito durante una fase di valutazioni elevate.

Per questo motivo, gli investitori istituzionali cercano spesso di distribuire i propri impegni su più anni, al fine di limitare la propria esposizione a un unico ciclo economico. Questa strategia, denominata “diversificazione per Vintage, costituisce una delle pratiche più diffuse nella costruzione di un portafoglio di private equity.

La diversificazione consente di distribuire meglio i rischi

La diversificazione è un principio fondamentale di qualsiasi strategia di investimento a lungo termine. Nel settore del private equity, essa assume una dimensione particolare a causa della varietà delle strategie e dei settori di attività.

Gli investitori istituzionali costruiscono generalmente i propri portafogli secondo diversi criteri di diversificazione:

  • tra diverse strategie (buyout, growth equity, venture capital, mercato secondario);
  • tra diverse aree geografiche;
  • tra diversi settori economici;
  • tra diverse annate di investimento;
  • tra diverse società di gestione.

Questo approccio non elimina il rischio di perdita di capitale, ma contribuisce a limitare l'impatto che un evento sfavorevole potrebbe avere su una parte del portafoglio.

Gli indicatori di performance devono essere analizzati nel loro insieme

Confrontare due fondi basandosi esclusivamente sul loro TIR portare a un'analisi incompleta.

Gli investitori professionali si avvalgono di diversi indicatori complementari per valutare la qualità di un fondo di private equity.

Gli indicatori di performance nel Private Equity

Indicatore Cosa misura
TIR Tasso di rendimento interno) La redditività annualizzata, tenendo conto di tutti i flussi di cassa.
MOIC (Multiplo sul capitale investito) Il multiplo del capitale generato rispetto all'importo investito.
DPI (Distributo a versato) I dividendi effettivamente distribuiti agli investitori.
TVPI Valore totale rispetto al capitale versato) Il valore totale creato, includendo le distribuzioni e le partecipazioni ancora detenute.

L'analisi combinata di questi indicatori consente di ottenere un quadro più completo della performance effettiva di un fondo ed evita di trarre conclusioni basandosi su un unico dato.

Da ricordare

I rendimenti del Private Equity dipendono da numerosi fattori, ma la qualità dei team di gestione rimane storicamente uno dei più determinanti. Anche la diversificazione delle strategie, delle annate e dei gestori costituisce una leva essenziale per costruire un portafoglio più equilibrato nel lungo termine.

Perché i rendimenti passati non garantiscono quelli futuri?

I rendimenti storici costituiscono un indicatore prezioso per analizzare una classe di attività, ma non consentono mai di prevedere i rendimenti futuri. Questa regola vale per tutti gli investimenti, sia quotati che non quotati.

Il Private Equity non fa eccezione a questo principio. I risultati osservati negli ultimi vent’anni riflettono un contesto economico, finanziario e normativo specifico, che potrebbe evolversi nei prossimi anni. Gli investitori devono quindi analizzare le performance passate con il senno di poi e ricollocarle nel loro contesto.

I cicli economici sono in continua evoluzione

I mercati privati, così come quelli quotati, attraversano cicli di espansione e di rallentamento.

L'andamento dei tassi di interesse, dell'inflazione, delle condizioni di finanziamento o ancora delle valutazioni aziendali influenza direttamente le opportunità di investimento e le condizioni di uscita dai fondi.

Ad esempio, un contesto caratterizzato da tassi di interesse ai minimi storici ha a lungo favorito le operazioni di buyout, facilitando il finanziamento delle acquisizioni. Al contrario, un contesto di rialzo dei tassi può incidere sulle valutazioni, sul costo del debito e sul ritmo delle transazioni.

I rendimenti storici devono quindi essere sempre interpretati alla luce del ciclo economico in cui sono stati generati.

La selezione dei gestori al centro della creazione di valore

Le condizioni di mercato influenzano i rendimenti

Al di là dei cicli economici, i rendimenti del private equity dipendono anche da numerosi fattori specifici dei mercati.

Tra i principali fattori che possono influenzare i rendimenti figurano:

  • i livelli di valutazione delle imprese al momento dell'investimento;
  • le condizioni di finanziamento e il costo del credito;
  • le prospettive di crescita dei settori interessati;
  • il quadro normativo;
  • le condizioni di uscita, in particolare in caso di cessioni industriali o di quotazioni in borsa.

Questi parametri sono in continua evoluzione e spiegano perché le performance di uno stesso tipo di fondo possono variare da Vintage .

Il private equity comporta rischi specifici

Come ogni classe di attività, il private equity comporta dei rischi che è opportuno valutare prima di prendere qualsiasi decisione di investimento.

I principali rischi del private equity

Rischio Descrizione
Perdita in conto capitale Le imprese finanziate potrebbero non raggiungere i propri obiettivi o incontrare difficoltà operative.
Illiquidità I capitali rimangono generalmente immobilizzati per diversi anni e le possibilità di uscita anticipata restano limitate.
Rischio di selezione I rendimenti dipendono in larga misura dalla qualità delle società di gestione e delle imprese selezionate.
Rischio macroeconomico Le variazioni dei tassi, dell'inflazione o della congiuntura economica possono influire sulle valutazioni e sulle condizioni di uscita.

Questi rischi non mettono in discussione l'interesse del private equity nell'ambito di un'allocazione patrimoniale, ma giustificano un approccio basato sulla diversificazione, su una selezione rigorosa dei gestori e su un orizzonte di investimento adeguato.

Un approccio a lungo termine rimane fondamentale

Il funzionamento stesso del Private Equity presuppone una visione a lungo termine.

La creazione di valore si articola generalmente su un arco di diversi anni, dall’acquisizione di un’impresa fino alla sua cessione. I primi anni di vita di un fondo possono essere caratterizzati da richieste di capitale e investimenti, prima che la creazione di valore si concretizzi progressivamente.

Ecco perché gli investitori istituzionali prediligono un approccio paziente, basato su un’allocazione coerente e diversificata, piuttosto che la ricerca di rendimenti a breve termine.

Da ricordare

I rendimenti storici del Private Equity costituiscono un utile punto di riferimento, ma non consentono di prevedere i rendimenti futuri. I cicli economici, le condizioni di mercato, la qualità dei gestori e i rischi specifici dei mercati privati influenzano direttamente i risultati. Un approccio diversificato e un orizzonte di investimento a lungo termine rimangono principi fondamentali.

Ciò che gli investitori istituzionali hanno capito

I rendimenti storici del private equity spiegano in parte il crescente interesse per questa classe di attività, ma non costituiscono l'unica ragione del suo successo tra gli investitori istituzionali.

I grandi fondi pensione, i fondi sovrani, le compagnie assicurative e le fondazioni universitarie ricercano innanzitutto un’allocazione in grado di creare valore nel lungo termine, diversificando al contempo le proprie fonti di rendimento. Il Private Equity risponde a questi obiettivi grazie alla sua esposizione alle società non quotate e a fattori di performance diversi da quelli dei mercati finanziari.

Un titolo che ha assunto un ruolo strategico nei portafogli istituzionali

Negli ultimi vent'anni, gli investitori istituzionali hanno progressivamente aumentato la loro esposizione ai mercati privati.

Istituzioni quali lo Yale University Endowment, CPP Investments in Canada, Temasek a Singapore e numerosi fondi pensione europei destinano oggi una quota significativa del proprio patrimonio al private equity e ad altre attività private.

Questa evoluzione riflette una convinzione ampiamente condivisa: la creazione di valore non si limita più alle società quotate in borsa. Una quota crescente della crescita economica proviene ormai da imprese che rimangono private più a lungo, o addirittura per tutto il loro ciclo di sviluppo.

Diversificare i motori di performance

Uno degli obiettivi principali degli investitori istituzionali è quello di costruire portafogli resilienti, in grado di resistere ai diversi cicli economici.

In quest’ottica, il Private Equity offre caratteristiche complementari rispetto ai mercati quotati:

  • un'esposizione verso società non quotate;
  • le leve per la creazione di valore operativo;
  • una minore dipendenza dalle fluttuazioni giornaliere dei mercati finanziari;
  • una diversificazione delle fonti di rendimento nell'ambito di un'allocazione complessiva.

Il private equity non è destinato a sostituire le azioni quotate o le obbligazioni. Costituisce piuttosto una componente complementare di una strategia patrimoniale a lungo termine.

Un approccio basato sulla selezione piuttosto che sul mercato

A differenza della gestione indicizzata, ampiamente diffusa sui mercati quotati, il private equity si basa principalmente sulla capacità delle società di gestione di individuare, accompagnare e sviluppare imprese in grado di creare valore.

Gli investitori istituzionali dedicano quindi notevoli risorse alla selezione dei gestori. In particolare, analizzano:

  • il loro andamento storico;
  • la stabilità dei team di investimento;
  • la loro specializzazione settoriale;
  • la loro strategia di investimento;
  • la loro capacità di affiancare i dirigenti nel lungo periodo.

Questa selezione rappresenta uno dei principali fattori che determinano la performance di un portafoglio di private equity e spiega in parte le differenze osservate tra i vari fondi.

Una visione coerente con un orizzonte di investimento a lungo termine

Il funzionamento del Private Equity è in linea con gli obiettivi degli investitori che non hanno esigenze di liquidità immediata.

I fondi pensione, le fondazioni universitarie e le compagnie assicurative investono generalmente con un orizzonte temporale di diversi decenni. Questa prospettiva consente loro di accettare un immobilizzo del capitale in cambio di un’esposizione a strategie di creazione di valore che richiedono tempo per produrre i propri effetti.

Questa logica di lungo termine spiega perché il private equity sia oggi considerato una componente strategica delle allocazioni istituzionali, insieme alle azioni quotate, alle obbligazioni e ad altre attività private.

Da ricordare

Gli investitori istituzionali non si rivolgono al private equity solo per ottenere un rendimento potenzialmente più elevato. Cercano anche una diversificazione dei fattori di performance, l'accesso a società non quotate e una strategia di creazione di valore adeguata a un orizzonte di investimento a lungo termine.

Cosa occorre tenere presente riguardo ai rendimenti del private equity nel lungo periodo

I dati pubblicati da France Invest, Cambridge Associates, McKinsey o MSCI Private Capital dimostrano che alcune strategie di private equity hanno storicamente generato rendimenti interessanti nel lungo periodo. Questa constatazione spiega il ruolo sempre più importante che il private equity riveste nelle allocazioni degli investitori istituzionali.

Grafico che illustra l'analisi dei rendimenti di un investimento

Tuttavia, il rendimento di un investimento nel private equity non può essere sintetizzato in un unico dato. Le performance variano a seconda delle strategie adottate, della qualità delle società di gestione, del Vintage , del contesto economico e della capacità delle imprese finanziate di creare valore.

Al di là del potenziale di rendimento, il private equity si contraddistingue per un approccio basato sull’accompagnamento attivo delle imprese, una visione a lungo termine e una diversificazione dei fattori che generano valore. Queste caratteristiche ne fanno una classe di attività complementare ai mercati quotati, ma anche più esigente in termini di selezione dei gestori e di gestione dei rischi.

Infine, è opportuno ricordare che i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Come ogni investimento, il private equity comporta, in particolare, un rischio di perdita di capitale e un rischio di illiquidità. Rimane essenziale un’allocazione adeguata al profilo dell’investitore, associata a una diversificazione sufficiente e a un orizzonte di investimento coerente.

In sintesi

I rendimenti storici del private equity riflettono innanzitutto la capacità di creare valore nel lungo periodo. Comprendere i fattori alla base di tali performance è spesso più utile che cercare di prevedere il livello di rendimento futuro.

Domande frequenti sui rendimenti del private equity

Qual è il rendimento medio del private equity?

Non esiste un rendimento unico applicabile all'intero settore del private equity. Le performance variano a seconda delle strategie, dei gestori, delle aree geografiche e dei periodi di investimento. In Francia, France Invest indica che il private equity ha storicamente generato un TIR medio del 13,3% all'anno su un arco di vent'anni. Questi dati corrispondono a osservazioni storiche e non costituiscono né una garanzia né una previsione delle performance future.

Il private equity è più redditizio delle azioni quotate?

Alcuni studi pubblicati da Cambridge Associates o France Invest dimostrano che le strategie di private equity, in particolare i fondi di buyout, hanno storicamente generato rendimenti superiori a quelli di diversi importanti indici azionari su orizzonti temporali di vent'anni. Tuttavia, tali confronti devono essere interpretati con cautela, poiché i mercati privati e quelli quotati differiscono per liquidità, metodi di valutazione e orizzonte di investimento.

Perché i rendimenti variano così tanto da un fondo all’altro?

Il Private Equity è caratterizzato da una forte dispersione dei rendimenti. I risultati dipendono in particolare dalla qualità delle società di gestione, dalle imprese selezionate, Vintage , dal settore di attività e dal contesto economico. La selezione dei gestori costituisce quindi un fattore determinante per la performance di un portafoglio.

Per quanto tempo è necessario mantenere un investimento nel Private Equity?

Il private equity è una classe di attività concepita per il lungo termine. La durata di un fondo è generalmente compresa tra gli otto e i dodici anni, anche se alcune strategie possono protrarsi oltre tale periodo. Questo orizzonte temporale consente alle società di gestione di affiancare le imprese nel loro sviluppo prima della loro cessione.

Quali sono i principali rischi del Private Equity?

Come ogni investimento, il private equity comporta dei rischi. I principali sono il rischio di perdita di capitale, il rischio di illiquidità, la disparità di rendimento tra i gestori, nonché i rischi legati alle condizioni economiche e alle valutazioni delle imprese. Tali rischi giustificano un approccio diversificato e un orizzonte di investimento adeguato.

In che modo gli investitori istituzionali valutano la performance di un fondo?

Gli investitori professionali non si limitano generalmente al solo tasso di rendimento interno (TIR). Analizzano anche indicatori quali il MOIC, il DPI o il TVPI, che consentono di valutare la creazione di valore, le distribuzioni effettivamente realizzate e il valore residuo del portafoglio.

Prendere le decisioni giuste per investire nel private equity

I rendimenti passati consentono di stimare quelli futuri?

No. I rendimenti storici costituiscono un utile punto di riferimento per analizzare una classe di attività, ma non consentono di prevedere i rendimenti futuri. I risultati di un investimento dipendono, in particolare, dalle condizioni di mercato, dalla strategia adottata, dalle società finanziate e dalla qualità dei team di gestione.

Informazione importante

Le informazioni contenute nel presente articolo sono fornite esclusivamente a scopo informativo e didattico. Non costituiscono né una consulenza in materia di investimenti, né una raccomandazione personalizzata, né un'offerta di sottoscrizione di un prodotto finanziario.

I dati storici citati provengono da pubblicazioni di organismi riconosciuti e sono presentati a titolo illustrativo. I rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri. Qualsiasi investimento nel Private Equity comporta, in particolare, un rischio di perdita di capitale, un rischio di illiquidità e rischi legati all’andamento dei mercati e delle società finanziate.

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