Per il quattordicesimo anno consecutivo, il private equity si colloca al primo posto tra le classi di attività più redditizie dei fondi pensione pubblici statunitensi. Secondo il rapporto Pension Trends 2026 dell’American Investment Council, pubblicato pochi giorni fa, il private equity ha generato un rendimento mediano annualizzato del 13,2% nei dieci anni chiusi al 30 giugno 2025, contro il 10,58% delle azioni quotate, il 7,77% del settore immobiliare e il 2,40% delle obbligazioni.
Lo studio riguarda 200 fondi pensione pubblici statunitensi, che rappresentano circa 34 milioni di dipendenti pubblici e pensionati.
Il private equity, un pilastro delle allocazioni istituzionali statunitensi
Negli Stati Uniti, i fondi pensione pubblici hanno progressivamente reso il private equity una componente strutturale dei propri portafogli. Secondo l’AIC, l’86% dei fondi analizzati investe in questa classe di attività, che rappresenta, in media ponderata, quasi il 13% del proprio patrimonio in gestione.
Questa allocazione risponde a una logica di lungo termine. I fondi pensione devono finanziare impegni che si estendono su diversi decenni. Dispongono quindi di un orizzonte di investimento che consente loro di immobilizzare una parte dei propri capitali e di ricercare rendimenti aggiuntivi in cambio di tale illiquidità.
Le performance variano tuttavia in modo significativo da un fondo all’altro. La Vermont Pension Investment Commission è in testa alla classifica con un rendimento annualizzato del 16,61% su dieci anni, seguita dallo School Employees Retirement System dell’Ohio (16,27%) e dal Massachusetts Pension Reserves Investment Trust (16,18%).
Questi risultati evidenziano inoltre l’importanza della selezione dei gestori e della costruzione dei portafogli. Nel settore del private equity, le differenze di rendimento tra i fondi possono essere significative, a seconda delle strategie adottate, delle Vintage di investimento e della capacità dei team di accompagnare lo sviluppo delle imprese.
Rendimenti a sostegno del finanziamento delle pensioni
Al di là dei risultati finanziari, lo studio sottolinea il contributo del private equity alla solidità dei sistemi pensionistici statunitensi.
Il Tennessee Consolidated Retirement System, che registra un rendimento annualizzato del 16,04% su dieci anni nel settore del private equity, sottolinea che tali investimenti hanno contribuito a portare il suo tasso di copertura degli impegni oltre il 100%. Il fondo dispone quindi di un patrimonio il cui valore supera quello dei suoi impegni pensionistici stimati.
«I rendimenti interessanti generati nel lungo termine dal nostro programma di private equity hanno contribuito a portare il nostro tasso di copertura oltre il 100%, contribuendo così a garantire il futuro finanziario di oltre 400.000 iscritti, sia in servizio che in pensione», spiega Michael Brakebill, direttore degli investimenti del fondo.
Questo approccio va oltre il solo ambito delle pensioni. L’AIC ha studiato anche le performance dei fondi di dotazione e delle fondazioni statunitensi. Il private equity si colloca nuovamente in testa, con un rendimento mediano annualizzato dell’11,78% su dieci anni, davanti alle azioni quotate (9,77%), al settore immobiliare (5,82%) e alle obbligazioni (2,39%).
Verso un ruolo sempre più importante del private equity nel risparmio previdenziale dei privati?
Il ruolo del private equity nei portafogli istituzionali sta ora alimentando le riflessioni sulla sua accessibilità per i risparmiatori statunitensi.
Nel marzo 2026, il Dipartimento del Lavoro degli Stati Uniti ha proposto un nuovo quadro normativo volto a facilitare l’integrazione di asset alternativi, tra cui il private equity, nei piani di risparmio previdenziale 401(k), ampiamente utilizzati dai lavoratori statunitensi.
L'obiettivo è consentire ai risparmiatori privati di accedere a strategie di diversificazione storicamente riservate ai grandi investitori istituzionali.
Questa evoluzione riflette i cambiamenti avviati in Europa, in particolare con il regolamento ELTIF 2.0, che facilita l'accesso degli investitori privati agli attivi non quotati.
Per i consulenti patrimoniali, i banchieri privati e i family office, l’esperienza statunitense offre spunti utili per la definizione delle allocazioni a lungo termine. La questione riguarda tanto la quota del patrimonio da destinare al private equity quanto il modo in cui strutturare tale esposizione nel tempo.
L’orizzonte di investimento, le esigenze di liquidità, la diversificazione tra gestori, strategie e Vintage sono tutti parametri determinanti. Le performance storiche dei fondi pensione statunitensi illustrano il potenziale del Private Equity, ma anche l’importanza di una selezione rigorosa e di un’allocazione adeguata alle esigenze di ciascun investitore.
Dopo diversi decenni di presenza nei portafogli istituzionali, il Private Equity continua così ad aprirsi agli investitori privati.
Fonte: American Investment Council, Pension Trends Report 2026, dati aggiornati al 30 giugno 2025. I rendimenti riportati sono storici, calcolati secondo le metodologie delle istituzioni oggetto dello studio, e non sono indicativi dei rendimenti futuri. I rendimenti degli attivi illiquidi sono presentati al netto delle commissioni di gestione e delle commissioni di sovraperformance, fatte salve le differenze metodologiche segnalate dall’AIC.
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