Inside Private Equity - Luglio 10 numero 2024 numero
Sintesi
Questa puntata di Inside Private Equity mette in luce il reale funzionamento del Private Equity e il suo ruolo nella creazione di valore, basandosi sia su dati di mercato sia su un caso concreto di un’azienda assistita. Frédéric Stolar ricorda che i fondi migliori, quelli del primo quartile, hanno storicamente registrato performance elevate e relativamente stabili nonostante i cicli economici. Le differenze tra le diverse annate si spiegano soprattutto con il momento di ingresso e di uscita dal ciclo: alcuni fondi acquistano a livelli di valutazione elevati e rivendono a livelli più bassi, mentre altri beneficiano di condizioni inverse. Oggi, dopo il rialzo dei tassi e il calo delle valutazioni, il mercato è tornato a livelli di prezzo più ragionevoli, paragonabili a quelli di una decina di anni fa. Il mercato ha inoltre registrato un rallentamento temporaneo, legato al divario tra le aspettative dei venditori e degli acquirenti, ma questa situazione di stallo è per sua natura transitoria e dovrebbe risolversi con il tempo. La testimonianza di Dan De Wever, cofondatore di Destiny, illustra concretamente l’impatto del Private Equity. L'azienda è passata in pochi anni da circa 20 milioni di euro di fatturato a oltre 250 milioni, con un forte aumento della redditività. Questa crescita è stata resa possibile da una combinazione di strategia chiara, esecuzione rigorosa e supporto da parte di un fondo come Seven2. L’imprenditore sottolinea che la scelta del fondo non si basa esclusivamente su un criterio relazionale, ma su un’analisi approfondita della sua capacità di accompagnare il progetto nel lungo periodo. Il fondo apporta non solo capitali, ma anche una strutturazione, una disciplina strategica e l’accesso a competenze che consentono di accelerare la trasformazione dell’azienda.Dal punto di vista degli investitori, la creazione di valore si basa su principi semplici ma esigenti: selezionare aziende in crescita, disporre di una forte competenza settoriale e accompagnare attivamente i dirigenti. Questo approccio spiega in gran parte la sovraperformance del Private Equity nel lungo termine. Permette inoltre di smontare alcuni luoghi comuni, in particolare sull’occupazione. Contrariamente a una percezione talvolta negativa, i fondi cercano innanzitutto di sviluppare le imprese. I dati mostrano che le società accompagnate creano più posti di lavoro e registrano una crescita superiore alla media, poiché la logica dominante è quella dell’espansione e non della riduzione dei costi. Infine, la trasmissione sottolinea l’evoluzione del settore con la progressiva apertura agli investitori privati. Storicamente riservato agli istituzionali, il Private Equity sta diventando progressivamente accessibile a un pubblico più ampio, ma ciò richiede un quadro adeguato e un’importante attività di formazione. La complessità del prodotto, il suo orizzonte temporale lungo e i suoi meccanismi specifici implicano un accompagnamento per essere correttamente compreso e utilizzato. In definitiva, il Private Equity appare come una classe di attività strutturata attorno al lungo periodo, all’allineamento tra investitori e imprenditori e alla trasformazione delle imprese. Più che un semplice finanziamento, costituisce una vera e propria leva di crescita e di creazione di valore sostenibile.









