Inside Private Equity - Il Grande Debrief di 10 luglio 2024.
Sintesi
Questa puntata del Grand Débrief prosegue il dibattito avviato da Inside Private Equity su crescita, diversificazione e accesso degli investitori privati al mercato non quotato. Dan De Wever illustra le prospettive di Destiny, azienda specializzata nelle comunicazioni unificate per le PMI, un mercato ancora poco digitalizzato in diversi paesi europei. Spiega che l'azienda mantiene una forte cultura imprenditoriale pur integrando una maggiore esigenza di performance dall'arrivo di fondi nel suo capitale. Thomas de Villeneuve, Managing Partner di Seven2, sottolinea la fedeltà degli investitori istituzionali, che spesso tornano Vintage Vintage la performance, la trasparenza e il rapporto di fiducia sono all'altezza delle aspettative. Éric de Montgolfier ricorda da parte sua che l’apertura del Private Equity ai clienti privati non è una moda, ma una tendenza a lungo termine, già ben avviata negli Stati Uniti e in fase di sviluppo in Europa. Sottolinea tuttavia l’importanza di farsi consigliare, poiché questa classe di attività rimane complessa, illiquida e deve essere adattata a ogni situazione patrimoniale.Il dibattito affronta anche la curva a J, caratteristica del Private Equity: i primi anni sono segnati da esborsi e spese, prima che la creazione di valore e le cessioni compensino e poi superino gli importi investiti. I relatori ricordano che questa dinamica è normale, anche per i fondi migliori, e che deve essere compresa prima di investire. La seconda parte è dedicata alla strategia di investimento. I consulenti patrimoniali spiegano che la diversificazione rimane essenziale, sia essa geografica, settoriale, per gestore del fondo per Vintage. Il Private Equity non deve essere affrontato come una scommessa puntuale su un unico fondo, ma come un'allocazione costruita nel tempo. Frédéric Stolar ricorda che un portafoglio troppo concentrato aumenta il rischio, mentre un portafoglio troppo ampio può diluire la performance. La sfida consiste quindi nel trovare il giusto equilibrio: accedere ai migliori gestori diversificando al contempo sufficientemente le esposizioni. Infine, la trasmissione sottolinea l’importanza del lungo periodo. A differenza dei mercati quotati, il Private Equity non si presta al market timing. Gli investitori istituzionali investono regolarmente, riciclano i capitali e costruiscono la loro esposizione su più annate. Questa disciplina permette di livellare i cicli, ridurre l'impatto emotivo delle decisioni di investimento e far fruttare il capitale nel lungo periodo.










